
Process Automation in Italia nel 2025: maturità, Agentic Automation e sfide per le imprese
I dati, forniti dall’Osservatorio Intelligent Business Process Automation, di cui Talea Consulting è supporter per il biennio 2025-2027, restituiscono l’immagine di un mercato in evoluzione: più consapevole rispetto al passato, ma ancora lontano da una maturità diffusa e omogenea.
Process Automation: la situazione delle aziende italiane
Le grandi aziende italiane si trovano oggi in una fase di transizione. Il 62% dichiara di utilizzare soluzioni di Process Automation, ma solo il 12% ritiene di aver raggiunto una piena implementazione su larga scala. La quota più ampia delle organizzazioni resta in una fase intermedia, segnata da sperimentazione e adozione graduale. Il dato conferma comunque una crescita rispetto all’anno precedente, con un aumento complessivo di circa 10 punti percentuali.
A crescere in modo particolarmente significativo è anche l’Intelligent Process Automation, che passa dal 23% al 30%. Tra i casi d’uso più diffusi emergono l’elaborazione intelligente dei documenti, il coordinamento di processi interconnessi e l’impiego di chatbot o assistenti virtuali capaci di attivare automaticamente attività e flussi operativi. L’automazione, quindi, non è più vista soltanto come leva di efficienza, ma sempre di più come abilitatore di integrazione, rapidità e continuità operativa.
Investimenti e priorità: integrazione, estensione, tecnologie più evolute
Anche sul fronte degli investimenti il mercato mostra segnali di dinamismo, ma con livelli ancora eterogenei. Il 58% delle grandi organizzazioni ha allocato nel 2025 un budget dedicato all’automazione, con una spesa media compresa tra 200 e 250 mila euro annui. Tuttavia, tra chi investe, una quota rilevante resta sotto i 50 mila euro, segnale che molte iniziative sono ancora circoscritte e focalizzate su progettualità specifiche.
Guardando ai prossimi 12 mesi, le priorità principali riguardano il miglioramento dell’integrazione tra le soluzioni di automazione e i sistemi aziendali esistenti, l’estensione dei processi automatizzati ad altre aree organizzative e l’introduzione di forme più evolute di automazione. In questo scenario cresce anche l’attenzione verso l’Agentic Automation, che molte imprese indicano come una delle direttrici di sviluppo più interessanti nel breve periodo.
PMI: crescita dell’interesse, ma maturità ancora limitata
Il tema dell’automazione entra con più decisione anche nel mondo delle piccole e medie imprese. Nel 2025 il 15% delle PMI dichiara di utilizzare soluzioni di automazione, in aumento rispetto a circa il 10% dell’anno precedente. Tra le piccole imprese, queste tecnologie vengono adottate soprattutto per collegare automaticamente diversi software aziendali, semplificare i flussi di lavoro e automatizzare attività ripetitive.
Nelle medie imprese la diffusione è più avanzata: il 23% ha già implementato soluzioni di automazione e il 27% prevede di adottarle a breve.
Il dato conferma che la Process Automation non è più un tema riservato esclusivamente alle grandi organizzazioni, ma una leva sempre più concreta anche per il tessuto produttivo più diffuso del Paese.
Agentic Automation: tanto interesse, ma adozione reale ancora poco diffusa
Uno dei temi più rilevanti del report riguarda l’Agentic Automation. L’Osservatorio la definisce come un sistema basato su LLM capace di combinare autonomia, uso di strumenti esterni, collaborazione e adattamento multi-agente, apprendimento continuo e orientamento agli obiettivi. Non basta quindi un assistente conversazionale evoluto o un workflow con AI per parlare davvero di automazione agentica.
Ed è proprio questa distinzione a spiegare perché l’adozione reale sia ancora contenuta. Il 62% delle grandi imprese italiane dichiara di non conoscere il tema o di non aver avviato attività di valutazione o sperimentazione. Il 25% si trova in una fase di analisi preliminare, mentre il 13% afferma di aver già introdotto o sperimentato soluzioni agentiche. Approfondendo però le caratteristiche effettive delle soluzioni adottate, la quota si riduce all’8%: il restante 5% descrive in realtà funzionalità più vicine agli AI workflow. È il segnale di una confusione terminologica ancora diffusa, che rende necessario distinguere con attenzione tra hype, marketing e reale maturità tecnologica.
Automation Maturity Model: la vera sfida è organizzativa
Per interpretare correttamente il livello di preparazione delle aziende italiane, l’Osservatorio propone l’Automation Maturity Model, un framework che valuta la maturità lungo quattro dimensioni: ecosistema tecnologico, tecnologie abilitanti, processi chiave, governance, competenze e cultura. Il modello individua quattro livelli evolutivi: Explorer, Experimenter, Adopter e Strategic Deployer.
Nel 2025 il 43% delle grandi e grandissime imprese italiane rientra nelle due classi più mature, Adopter e Strategic Deployer, ma solo l’8% può essere definito davvero Strategic Deployer. Questo significa che il mercato italiano sta avanzando, ma che la piena maturità è ancora limitata a una minoranza di organizzazioni.
Il punto chiave è che la sfida non riguarda soltanto l’introduzione di nuove tecnologie. Restano centrali la qualità dell’ecosistema digitale, la capacità di integrare sistemi e dati, la presenza di competenze adeguate, la governance dei progetti e la cultura aziendale. Per trasformare davvero il potenziale della Process Automation e dell’Agentic Automation in risultati misurabili, servono processi chiari, dati affidabili, sistemi interoperabili e una visione strategica capace di sostenere la scalabilità nel tempo.

